“Ho sposato una vegana” di Fausto Brizzi


Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo“- questo è il titolo completo dell’ultima fatica di Fausto Brizzi, scrittore e regista di successo, ma soprattutto marito della bellissima ed impegnatissima Claudia Zanella, già presente nella seconda edizione della Top Ten riguardante le celebrità vegane italiane (ecco qui),  nonché naturopata  ed esperta di alimentazione vegetale. Il titolo strappa già un sorrisetto con quel “purtroppo” strategico ed io, dopo aver letto l’editoriale del mitico direttore di Vegolosi (potete leggerlo qui)  e aver più riso sul suo “Mi sono sbagliata come Baggio ai Mondiali del ’94.” che su quel “purtroppo” del titolo, mi sono decisa ad acquistare il libro e leggerlo.

Ci sono volute poco meno di un paio d’ore per terminare il romanzo, ma per raccogliere le idee mi sono concessa più tempo. Io mi considero una vegana (ma anche un essere umano in generale) con un senso dello humour forte, apprezzo anche l’antica arte dell’autoironia, perché credo che solo così si impari  a conoscersi profondamente, spesso mi ritrovo a ridere ai vari meme onnivori che girano sul Social Network, ho letto “Straziami ma di tofu saziami” sperando di non incontrare mai un uomo come Francesco, il veganista utopico per eccellenza. Ecco perché mi sono buttata sul romanzo di Brizzi senza troppi pregiudizi, sperando magari di trovare qualche affinità tra lui, onnivoro quasi carnista innamorato di una vegana molto informata, ma anche molto intransigente e il mio caro Blondie, che mi ha conosciuto già vegana e sta ancora cercando la sua strada tra etichette che non gli piacciono affatto. Ahimè tra loro due ci sono le stesse somiglianze che ci possono essere tra me e la Zanella, apparteniamo allo stesso genere, ma più in là non si va.

claudia-zanella-e-fausto-brizzi-al-festival-di-venezia-2014

Brizzi ci racconta la sua vita da quando ha incontrato Claudia; dal primo appuntamento in un ristorante di specialità alla brace con prosciutti appesi in ogni dove al matrimonio in spiaggia, con mozzarelle di bufala clandestinamente infiltrate, passando per cure e rimedi a calvizie ed influenza. La vita con una vegana pare non essere facile e benché Fausto ci provi, sono tanti – decisamente troppi per i miei gusti- i momenti in cui preferisce mentire, nascondere la verità e negare anche l’evidenza, piuttosto che ammettere che forse questa scelta non fa per lui, benché la comprenda soprattutto da un punto di vista salutistico.

Inoltre leggendo il libro in  varie occasioni ho avuto l’impressione che ritenesse lo stile di vita vegan di Claudia più una moda che un reale impegno, nonostante sottolinei che la moglie  sia una accreditata naturopata ( disciplina non riconosciuta dalla medicina “ufficiale”), parla di “periodo crudista”, periodo “orto in città”, sottolineando quanto Claudia abbia necessità di cambiare e lavorare ad un nuovo progetto (finanziato da lui, s’intende, altra osservazione che non ho trovato molto elegante).

Forse non sono la persona spiritosa che credevo d’essere, ma se io fossi Claudia mi sarei un po’ risentita, perché, se è vero che Fausto ammette i reali benefici di una alimentazione vegetale su se stesso in primis, definisce i vegani “brava gente” e  tutto il libro è un’ode alla bellezza della moglie, ritengo che abbia utilizzato il veganismo solo come pretesto per parlare del suo amore, perché non va mai oltre la battuta – un po’ scontata- o l’aneddoto divertente. Non dico che avrebbe dovuto scrivere un trattato, ma certo il suo rapporto con Claudia dovrebbe averlo portato a fare delle considerazioni e riflessioni un po’ più articolate di quelle qui esposte, non si può decidere di cambiare stile di vita solo perché una dea della bellezza ce lo richiede, no?

Voto; 🙂 🙂


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