“I semi di mille rivoluzioni”


Come già scritto annunciato sulla pagina Facebook di It’s Healthylicious, martedì sera sono andata alla presentazione del libro “I semi di mille rivoluzioni”  edito da Ponte alle Grazie di Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero , scritto con Gaia De Pascale , dove sono intervenuti anche gli chef Simone Salvini  del ristorante Ops di Roma e Matteo Aloe  del ristorante pizzeria Alce Nero Berberè  a Bologna  ( e da settembre anche a Firenze, attendo con ansia l’apertura a Milano e sono molto fiduciosa che accadrà presto!)  ed i giornalisti Michele Serra  e Paolo Marchi. Insomma, un bel gruppetto, no? Eccomi dunque allo spazio Valcucine  quasi puntuale e quasi in prima fila – da qui la mancanza di foto “in diretta”, cibo a parte…non volevo essere cacciata! 

Lucio Cavazzoni

Il libro è di quelli che si leggono velocemente  ( 160 pagine) e costa € 13,50, io ho la mia copia e conto di terminare la lettura nel week end ( grazie anche al maltempo!) , ma intanto volevo condividere le mie impressioni personali su quanto è stato detto alla presentazione, perché per me è stato emozionante riscontrare la grande passione e l’impegno di Cavazzoni in primis, ma anche degli chef presenti ; Aloe ha quello humour tipico  che con grazia ed arguzia non te ne fa passare una e di domande un po’ “fuori luogo” gliene hanno poste, Salvini ha una dialettica accattivante e una preparazione straordinaria su tutto quanto riguardi il cibo, l’importanza della sua provenienza e la cultura del movimento vegetariano- mi è molto piaciuto quando ha pacatamente, ma fermamente criticato i detrattori vegan  della chef Daniela Cicioni   in quanto aveva cucinato in un ristorante onnivoro e , di conseguenza, “contaminato”; questi sono gli eccessi estremisti che nemmeno io tollero e che ahimè riscontro nei gruppi vegani online , sono esattamente quel genere di episodi che porgono il guanto agli onnivori per catalogarci come “freak“. Ognuno ha diritto alle sue opinioni, quindi se ci si sente toccati e feriti dall’idea che una chef crudista abbia cucinato utilizzando attrezzi contaminati da animali , va benissimo,ma da qui ad infangare l’immagine di una chef seria , preparata ed unica , beh, questo francamente è troppo, penso sempre che la mia libertà finisca dove inizi quella del prossimo, quindi RESPECT!

Matteo Aloe

Tornando al libro, Alce Nero è un marchio italiano che raggruppa  oltre mille agricoltori e apicoltori, impegnati, dal 1978 , in Italia e nel mondo, nel produrre cibi buoni, sani, che nutrono, frutto di un’agricoltura che rispetta la terra, offrendo una gamma molto ampia di prodotti biologici che comprende pasta di semola di grano duro, pasta di farro, pasta di grano khorasan KAMUT®, farine, riso, olio extravergine di oliva, cereali e legumi, passate e polpe di pomodoro, sughi, composte e succhi di frutta, frollini… tutto biologico. Esatto, biologico, non necessariamente vegan- benché chiaramente di prodotti vegan ne produca molti ed ottimi, come le varie qualità di pasta e riso o i latti vegetali- anzi, lo stesso Cavazzoni nasce e continua ad essere un apicoltore ( è presidente anche di Mielizia, ramo di Alce Nero nel settore del miele, anche se ad agosto è stata acquistata per intero da Conapi , quindi non sono sicura lo sia ancora) , quindi, agli occhi di molti vegan , uno schiavista di api, un ladro che si approfitta del lavoro altrui e che provoca dolore, stress e morte alle api. Io sono abbastanza d’accordo con questa visione ,  personalmente non mangio miele, ma più perché contiene proteine animali e non perché lo consideri “il vomito delle api” e benché condivida parzialmente  la “versione ufficiale” della scelta vegan di non mangiare miele come riportato nel sito Vivere Vegan , che potete leggere sotto

D09. Perche’ i vegani non mangiano il miele?
R09. Le api (Apis Mellifera) sono insetti con un sistema nervoso molto sviluppato e dunque provano dolore al pari degli altri animali (come dimostrato da molti studi). Per questo chi e’ vegano non consuma i prodotti dell’apicoltura (miele, pappa reale, propoli, cera) dato che essa implica, al pari di ogni altro tipo di allevamento, sofferenza e morte per gli animali. Sebbene spesso sembri una forma di allevamento molto più compatibile con lo stato naturale degli animali, anche il piu’ attento degli apicoltori non potra’ fare a meno di calpestare e uccidere un buon numero di api nel processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele.
Ma a questo va aggiunto quello che succede presso molte apiculture commerciali; spesso l’ape regina viene inseminata artificialmente (procedimento che richiede la morte del maschio; il metodo piu’ diffuso per ottenere lo sperma, infatti, consiste nella sua decapitazione del maschio, quando la testa viene staccata, il sistema nervoso centrale riceve un impulso elettrico, che provoca eccitazione sessuale; a volte, testa e torace del maschio vengono schiacciati per provocare l’uscita dell’endofallo), e spesso viene uccisa ogni due anni per essere sostituita da una maggiormente produttiva. In molti casi il miele sottratto dagli alveari viene sostituito con sciroppo di zucchero e, non essendo esso l’equivalente adeguato della dieta naturale, espone le api a diverse malattie e quindi abbassa la loro durata di vita. Per questo motivo, allo zucchero vengono spesso aggiunti diversi antibiotici (tetraciclina, terramicina). Il miele – ovvero il “vomito” dell’ape: ingoiato il nettare, essa lo rigetta e vi aggiunge enzimi mescolandolo con le proprie secrezioni digestive; la mistura viene poi rigurgitata, per essere ulteriormente digerita da altre api – non contiene sostanze nutritive rilevanti per l’alimentazione umana. Inoltre le proprietà  salutari del miele, e degli altri prodotti derivati dalle api, non sono affatto dimostrate e anzi il consumo di miele da parte di bambini con meno di un anno e’ sconsigliato per il pericolo di sviluppare botulismo infantile.

non riesco a considerare Cavazzoni “una brutta persona”, anzi, ce ne fossero di persone come lui, forse persino di apicoltori della sua altura morale – ha raccontato di quando anni fa erano in 4 uomini e almeno un milione di api a lavorare “insieme” e di come nessuna ape fosse morta e nessun uomo fosse stato punto e  i suoi occhi facevano trasparire la gioia nel pensare ( o magari solo credere, ma cosa saremmo noi senza la speranza?) di aver lavorato congiuntamente alle api, insieme a loro, per noi, per loro e per la Terra.

Questo concetto di  connessione tra uomo, cibo e natura è  alla base della passione, della curiosità e del lavoro di Cavazzoni ed è su questo che si basa il libro, che racconta di come nell’Emilia Romagna degli anni Settanta, un gruppo di giovani di città decise di inventarsi il proprio lavoro, e imparò così ad amare le api grazie a un eclettico professore di disegno. Inizia sulle colline marchigiane, dove Gino Girolomoni consacrò l’intera esistenza al ripopolamento delle campagne e all’affermazione del biologico come inno alla vita. Inizia ovunque qualcuno decida di abbandonare la strada più semplice per aprirsi a nuove opportunità insomma, perché  il cibo è vita e deve essere dunque un cibo bello, buono e vero , in quanto esiste

un «noi» che comprende il produttore, il fruitore, le piante, gli animali, ogni singolo microorganismo del suolo e infine il pianeta intero, nel suo insieme, con i suoi cicli di crescita e trasformazione continua. Il biologico, molto prima di essere un mestiere, è un’idea. Un’idea-forza, nata sull’onda della volontà di un cambiamento radicale.”

Alla fine della presentazione c’erano  due assaggi preparati dagli chef Salvini e Aloe con i prodotti Alce Nero, io non sono stata  scaltra abbastanza da doppiare la fiumana umana in coda , quindi posso riportare solo un giudizio basato sui prodotti scelti e gli abbinamenti proposti ( la foto è fatta da me e ho supplicato uno sconosciuto per poterla fare prima che ci si avventasse sopra) il quale ovviamente non può che essere positivo, sentite un po’;

  • lo chef Salvini ha proposto un cous cous di semola integrale con verdure di stagione e chutney di pomodoro – doveva essere delizioso perché in 10 minuti scarsi non solo era terminato,ma non ho trovato neanche un esemplare da fotografare!
  • lo chef Aloe ha proposto invece un mix di risi diversi con fagioli azuki e alga kombu ( fotografato al volo quando ho capito che in certi eventi il tempismo è davvero tutto!!)

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Per concludere, vorrei citare uno dei miei cartoni animati preferiti , ossia “Ratatouille” che ci sprona a credere in noi stessi e a perseguire le nostre passioni, creando un bene superiore non solo per noi stessi, ma per chiunque ci circondi ed infine per  il mondo intero, perché biologico è esattamente questo: capire che siamo tutti connessi tra di noi e in primis alla Terra , che se prendiamo troppo, finiremo con l’ottenere il nulla e che se  diamo il giusto, riceveremo il buono, quindi

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