Osteria al 55, cucina vegetariana e vegana a Milano


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Qualche sera fa ho avuto la fortuna di trascorrere una di quelle deliziose  serate di inizio estate con due carissime amiche, la mia hermanita naturalmente e  la Contessina, la parte migliore è che la serata è nata per caso, in modo imprevedibile, rendendola ancora più speciale perché ormai non è facile per nessuna riuscire a ritagliarsi momenti del genere nella fitta agenda di impegni che ognuna ha. Quale posto migliore per celebrare l’evento se non l’Osteria al 55 in Via Messina 55 a Milano? 

Conoscendo  già il locale, sapevo che avrei gustato dei piatti davvero speciali, capaci di far ricredere anche il carnista più incallito, perché lo chef Michele Maino ha fatto della cucina vegana e vegetariana un’arte basata su accostamenti rigorosamente stagionali capaci di stupire tanto la vista quanto il gusto; nel menù vegetariano sono sempre presenti almeno due proposte vegane, contraddistinte da un fiore e prendetevi almeno 10-15 minuti per scegliere tra i tanti piatti o fatevi incantare e guidare dal Maitre Carlo Codarini che non si stanca mai di spiegare ogni singolo piatto del menù, elencandone non solo  gli ingredienti, ma anche l’idea alla base stessa della ricetta. Amore e passione sono il fulcro di questo locale che da “bar dello sport” – di cui ha mantenuto l’aspetto esteriore – si è trasformato in fucina creativa di  sapori, dove la ricerca di ingredienti nostrani ed esteri si sposa in ogni piatto, creando nuovi gusti e raffinando quelli più tradizionali. Mi sono fatta prendere la mano credendomi una vera critica gastronomica? Può essere, ma tutto nel menù di Osteria al 55  invita alla poesia, persino i prezzi 😉

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Come si può vedere dalle foto, l’ambiente è essenziale, se non addirittura rustico, restituendo concretezza al concetto di osteria; tavoli in legno scuro, sedie con seduta di paglia, apparecchiatura essenziale, pavimenti in marmo tipici della Milano anni 60, illuminazione diffusa, ma discreta. Il bancone è il punto focale del locale, dietro al quale troneggia una carta da parati nei delicati toni dell’azzurro pastello e crema dorato dal vago sapore orientale; non credo che sia casuale la scelta di porre l’attenzione sul bancone, è proprio lì che la convivialità ha il suo sfogo principale, è lì che tutti i clienti chiacchierano con Carlo ed il resto dello staff, è lì che si beve il “bicchiere della staffa” , infine è lì che ci si sente più a casa, proprio come la tradizione dell’osteria vuole.

Ma passiamo al cibo, con le girls decidiamo di viziarci e ordiniamo il menù degustazione (€ 39,00 a persona- bevande escluse) che comprende 3 assaggi di antipasti (chiamati appunto Assaggiami), 1 primo piatto ( Ancora), 1 secondo piatto (Mordicchiami) e 1 dolce (Happy End- c’è un che di sensuale anche nella scelta dei nomi delle portate, no?)  e ci abbiniamo un buon rosso ( non faceva ancora caldo come in questi giorni) con retrogusto di peperone, una prelibatezza!

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Ecco alcuni dei piatti che abbiamo letteralmente divorato; in alto a sinistra e procedendo in senso orario; Fagiolini Sant’Anna al pesto con patate blu, burger di zucchine con maionese di mango e patatine fritte,  spaghetti di zucchine con datterini,mandorle e zaatar, crema crudista di banana e maracujà, tartare di barbabietola con ocra sale e pepe, fiore di zucca in tempura, capellini d’angelo alla giapponese e quenelle di avocado e olive taggiasche, testaroli al sugo di finocchietto selvatico e infine un delicatissimo sorbetto di rabarbaro. E non ho fotografato tutto! Ho amato tutti i piatti – strepitosa la caponatina al limone (non in foto), per non parlare dei fagiolini Sant’Anna, i nuovi zoodles direi, abbinati come tradizione vuole al pesto e alle patate, ma in chiave nuova ed unica, grazie alle patate blu famose per la ricchezza di antiossidanti. Inganna l’occhio la tartare Underground e mai la barbabietola è stata più bella e buona, il suo sapore terroso viene ben mitigato dall’agro dell’ocra semplicemente spadellata con sale e pepe ed il tocco del kumquat completa la scala dei sapori . E che dire del sugo di finocchietto selvatico? Una delizia rinfrescante. Ottimi gli antipasti – la quenelle di avocado e taggiasche da mettere nel proprio repertorio casalingo quanto prima- e deliziosi i dolci. A fine cena eravamo tutte e tre sazie – ma non appesantite- e felici, perché cosa c’è di meglio che passare una serata perfetta tra amiche, mangiando prelibatezze vegane con due onnivore curiose, in un luogo che fa sentire subito a casa grazie alla gentilezza e professionalità di tutto lo staff e all’amore per il buon cibo dello Chef?

Consigliatissimo a chi ancora crede che i vegani vivano di tofu, seitan e lattuga 😉

Voto; 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

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